L’Aquila: quei maledetti palazzi fascisti che non crollano

Tratto da viaroma100.net

L’Aquila – Qualcuno si chiederà perché, visto che c’erano, Berlusconi e Franceschini non siano andati a L’Aquila a festeggiare l’invasione angloamericana e titina (vedi Istria e Dalmazia), cioè la doppia occupazione, a cui seguì un umiliante trattato di pace FIRMATO DA PERDENTI E SCONFITTI, altro che liberati!
Il motivo c’è. A L’Aquila, come si sa, sono crollati gli ignobili condomini e costruzioni del dopoguerra antifascista, mentre sono rimasti orgogliosi, in piedi, fra le rovine, gli edifici del Ventennio.
Hanno dovuto prenderne atto l’antifascistissima Stampa, il compagno Bassignano della trasmissione Radio “Il Trend” e l’ha clamorosamente documentato Libero.
Libero ha anche ricordato che è in corso a L’Aquila l’intitolazione della piscina comunale ad Adelchi Serena (1895-1970), ex podestà dell’Aquila dal 1926 al 1934, quindi vicesegretario nazionale del Pnf e ministro dei Lavori pubblici.
Si spera che non venga più in mente a nessuno di contestare questa intitolazione al più che benemerito Podestà fascista, come tentò di fare il dimenticatissimo Mussi.Non ci vuol molto a capire che l’edilizia degli speculatori antifascisti del dopoguerra, clericocomunisti massoni o mafiosi che fossero, si era rapidamente convertita all’Usura, quella che non fa costruire case di buona pietra (E. POUND).
Come è facile a chiunque frequenti Roma verificare che l’Urbanistica civile degna di tal nome sia quella dell’Eur e del Foro Italico, mentre l’edilizia clericocomunista (o mafiosa o massone) è quella degli squallidi quartieri del dopoguerra.

28 aprile 2009 alle 08:58 | Autore: Raffaele Chiavola | Commenti (0)

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