Segnaletica carente nei monumenti Unesco a Ragusa e a Ibla

Vi segnalo un articolo uscito oggi sulla Sicilia riguardante la carenza di segnaletica nei monumenti patrimonio dell’Unesco sia a Ragusa che a Ragusa Ibla

segnaletica

29 aprile 2009 alle 11:29 | Autore: Raffaele Chiavola | Commenti (0)

L’Aquila: quei maledetti palazzi fascisti che non crollano

Tratto da viaroma100.net

L’Aquila – Qualcuno si chiederà perché, visto che c’erano, Berlusconi e Franceschini non siano andati a L’Aquila a festeggiare l’invasione angloamericana e titina (vedi Istria e Dalmazia), cioè la doppia occupazione, a cui seguì un umiliante trattato di pace FIRMATO DA PERDENTI E SCONFITTI, altro che liberati!
Il motivo c’è. A L’Aquila, come si sa, sono crollati gli ignobili condomini e costruzioni del dopoguerra antifascista, mentre sono rimasti orgogliosi, in piedi, fra le rovine, gli edifici del Ventennio.
Hanno dovuto prenderne atto l’antifascistissima Stampa, il compagno Bassignano della trasmissione Radio “Il Trend” e l’ha clamorosamente documentato Libero.
Libero ha anche ricordato che è in corso a L’Aquila l’intitolazione della piscina comunale ad Adelchi Serena (1895-1970), ex podestà dell’Aquila dal 1926 al 1934, quindi vicesegretario nazionale del Pnf e ministro dei Lavori pubblici.
Si spera che non venga più in mente a nessuno di contestare questa intitolazione al più che benemerito Podestà fascista, come tentò di fare il dimenticatissimo Mussi.Non ci vuol molto a capire che l’edilizia degli speculatori antifascisti del dopoguerra, clericocomunisti massoni o mafiosi che fossero, si era rapidamente convertita all’Usura, quella che non fa costruire case di buona pietra (E. POUND).
Come è facile a chiunque frequenti Roma verificare che l’Urbanistica civile degna di tal nome sia quella dell’Eur e del Foro Italico, mentre l’edilizia clericocomunista (o mafiosa o massone) è quella degli squallidi quartieri del dopoguerra.

28 aprile 2009 alle 08:58 | Autore: Raffaele Chiavola | Commenti (0)

Giano Accame, grande lutto per la cultura italiana

Pensatore eretico della destra, fascista di sinistra, uno degli intellettuali storici della destra italiana, l’intellettuale che voleva unire destra e sinistra sull’idea di patria, il pioniere del dibattito sulla repubblica presidenziale, il primo intellettuale di destra ad avere posizioni filoisraeliane, pensatore “scomodo” grande studioso del poeta americano Ezra Pound, arruolato nell’RSI, dirigente dell’MSI: questo era ed è stato Giano Accame, il giornalista, saggista e scrittore scomparso a Roma a 81 anni ieri 15 aprile. Un lutto gravissimo per la cultura e per il mondo della destra italiana.

16 aprile 2009 alle 15:07 | Autore: Raffaele Chiavola | Commenti (0)

Ricordando come è morto un italiano

Due ombre di lato, una buca nella roccia, le mani legate, un bavaglio sul viso, le ginocchia che toccano terra.
Chissà come avresti reagito tu in quella situazione. Chissà chi altri avrebbe trovato la forza e l’orgoglio necessari per non svenire, per rimanere lucido e trovare un senso ad un’esecuzione barbara, fanatica e senza senso.
Prova a chiedertelo. Prova a chiederti se avresti avuto il coraggio di aggrapparti ad un ideale, ad una bandiera, a un amore.
Fabrizio Quattrocchi, il ‘mercenario’ dipinto dai nemici della Patria c’è riuscito. E’ morto da eroe perché è così che muore chi crede sul serio in qualcosa. Chi saluta con la morte l’onore di una Patria perduta. Chi saluta con la morte negli occhi coperti la propria vita, insegnando alla forte e radicale civiltà islamica che anche un italiano può morire con dignità e coraggio.

Grazie Fabrizio, grazie perchè il tuo gesto, quella frase bellissima ha colmato il vuoto di decenni di stupidaggini ideologiche, di becera politica, di ruberie e oligarchie. La tua morte ci ha ribadito come deve essere un italiano, quali sono i giusti valori da portare nel cuore e con cui lottare fianco a fianco.
Chi ti ha denigrato e sbeffeggiato è la stessa carogna che giustiziava i gloriosi combattenti dell’Onore e della Fedeltà con la ferocia e la viltà di chi voleva svendere la propria terra agli invasori. Oggi come allora bisogna vivere e morire con la Patria nel cuore, con quel sogno immenso che è la conservazione e lo sviluppo infinito di valori eterni che illuminarono i nostri cieli di albe gloriose. Oggi come allora possiamo affacciarci sereni ed orgogliosi dinanzi al nostro plotone d’esecuzione, con la gioia di chi ha compreso la giustezza e lo splendore di un’Idea antica e immortale.
Possiamo sorridere dentro gli occhi dei nostri carnefici con un solo rimpianto, quello di aver fatto troppo poco per la Nostra Terra e salutare la nostra morte con un profondo, dignitoso, irriverente: ‘Viva l’Italia!’

14 aprile 2009 alle 06:58 | Autore: Raffaele Chiavola | Commenti (0)

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